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Cause neuropsicologiche 2017-11-17T11:39:06+00:00

Cause neuropsicologiche.

Alcuni stati psicologici relazionati con lo stress o l’ansia possono generare vera alitosi. Ciò si deve specialmente al fatto che in queste situazioni, le ghiandole salivali (stimolate da fibre nervose legate al Sistema Nervoso Autonomo) provocano la diminuzione della secrezione salivare. La stagnazione della saliva residua nella bocca risulta in un aumento della produzione di COV e CSV.

Questo fenomeno è stato dimostrato quando un gruppo di studenti universitari fu invitato a vedere un film dell’orrore per un periodo di 15 minuti, misurando l’alito degli studenti prima e dopo la proiezione del film. Questa situazione è conosciuta anche come la “alitosi del conferenziere”, poiché si riscontra con frequenza in persone che parlano in pubblico (e che hanno normalmente bisogno di un bicchiere d’acqua a portata di mano).

Alterazioni del senso del gusto.

Tuttavia, altre condizioni di carattere psicologico o psichiatrico possono influire unicamente sull’autopercezione di una persona e/o sulla sua idea riguardo la percezione che hanno gli altri del suo alito. I casi di pseudo-alitosi possono essere dovuti a una serie di fattori. Alcune persone semplicemente sentono un cattivo odore costante nella propria aria espirata (quando persone terze non lo sentono), o si convincono a causa dell’odore che sentono dopo essersi avvolti naso e bocca con le mani, o anche dopo essersi leccati le mani; annusare la cornetta del telefono; annusare il filo interdentale; strofinare il dito sulle gengive, le tonsille o la lingua, oppure respirare con la testa sotto una coperta. Questi pazienti solitamente ottengono un risultato più alto nelle scale di compulsione/ossessione, sensibilità interpersonale, ansia e psicosi, quando comparati al resto dei pazienti.

Anche presunzioni erronee sull’atteggiamento di altre persone sono comuni. L’insicurezza spesso fa in modo che un individuo sopravvaluti/interpreti erroneamente l’atteggiamento e i comportamenti di terzi, come il fatto che qualcuno apra una finestra in propria presenza, si gratti il naso, si copra la bocca con la mano, gli offra una gomma da masticare, abbassi gli occhi mentre lo ascolta etc. Può anche succedere che dopo aver individuato uno strato di materiale bianco sulla lingua (spesso depositi proteici di origine salivare) si deduca immediatamente che si tratti di saburra che provoca alito cattivo.

Le disgeusie, o alterazioni del senso del gusto, possono anch’esse far sì che i pazienti credano di soffrire di alitosi. Possono essere influenzate da una serie di fattori nutrizionali, ormonali e metabolici, creando confusione data la stretta vicinanza tra la percezione olfattiva e la percezione del gusto. I pazienti con deficit olfattivi generalmente presentano una maggiore preoccupazione per lo stato del proprio alito.

L’alitofobia.

L’alitofobia è diventata recentemente una malattia psichiatrica riconosciuta. Gli alitofobici sono pazienti colpiti da alitosi psicosomatica (molti di loro non possiedono nemmeno auto-percezione dell’alitosi) e rifiutano di vedere uno psicologo in quanto non riconoscono la loro condizione psicosomatica. Per loro non c’è dubbio che soffrano di alitosi molto intensa, anche dopo che persone a loro vicine abbiano insistito nel dire che non è così. Il comportamento di terze persone, che si coprono il naso o mantengono una grande distanza durante una conversazione, può venire interpretato immediatamente come un segnale che il proprio alito sia fastidioso. Questa situazione normalmente genera gravi problemi e situazioni drammatiche in ambito personale e familiare.

La sindrome di riferimento olfattivo è una condizione medica psichiatrica caratterizzata dalla convinzione ostinata di avere un odore corporeo molto sgradevole (non solo proveniente dall’aria espirata come succede con l’alitofobia, ma anche dalla pelle, ascelle, genitali e altre zone del corpo) e accompagnata da vergogna e angoscia considerevoli, che possono portare anche all’isolamento sociale. Questi pazienti presentano caratteristiche marcate di auto-osservazione, autocritica, nevrosi, inferiorità, difficoltà ad esprimere le proprie emozioni, e ossessioni. La depressione molte volte è secondaria a questa sindrome.

Anche l’ipocondria può essere un fattore scatenante dell’auto-percezione erronea dell’alito. Esistono inoltre casi di persone che possono diventare ipersensibili dovuto al fatto di avere un familiare che soffre di alitosi cronica.

La presenza di casei delle tonsille non sempre genera cattivo odore sentito da terze persone. Tuttavia, causano al paziente un turbamento costante, che lo porta a credere di avere l’alito cattivo.

Negli ultimi anni è aumentato il numero di persone che chiedono una cura quando si rendono conto di non avere un alito “fresco”. Queste esigenze esagerate sono frutto della pubblicità relazionata con la moltitudine di prodotti esistenti sul mercato e orientati a migliorare l’alito. Un messaggio errato spesso diffuso dai mezzi di comunicazione.

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Il Concetto

Accedi e scopri la terminologia scientifica riguardante l’alito cattivo. L’alitosi, senza complessi.

1. Cos’é l’alitosi?
2. Conseguenze psicologiche e sociali
3. L’alito cattivo nel tempo

Cause

Scopriamo le oltre 80 cause che possono provocare alitosi, basandoci sugli studi e le ricerche internazionali più recenti.

1. I composti del cattivo odore
2. Cause dell’alitosi o alito cattivo
2.1 Cause nella bocca
2.2 Cause nell’apparato respiratorio
2.3 Cause nel tubo digerente
2.4 Cause sistemiche, nutrizione e abitudini
2.5 Cause neuropsicologiche

Diagnosi

Identifichiamo i metodi clinici più efficaci per stabilire una diagnosi precisa riguardo l’origine della causa dell’alitosi o alito cattivo, per poi procedere al trattamento più adeguato.

1. Metodi di diagnosi
1.1 Autopercezione
1.2 Prove organolettiche olfattive
1.3 Misurazione dei gas dell’alito
1.4 Analisi di laboratorio
2. Analisi psicologiche
3. Segni e fattori associati