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Che cos’è l’alitosi? 2018-01-23T10:26:50+00:00

Il mondo complesso delle alitosi.

Anche se l’espressione alito cattivo è quella più usata nel linguaggio comune, il termine medico che definisce un alito sgradevole è alitosi. Questo termine è apparso per la prima volta nel 1921, negli Stati Uniti, sull’etichetta di un collutorio ed è il risultato della combinazione della forma latina “halitus” (aria espirata) e del termine greco “osis” (suffisso usato per descrivere un’alterazione patologica).

Esistono più di 80 cause che possono provocare l’alitosi. Difatti, uno dei più grandi ostacoli nella cura dell’alito cattivo si deve al fatto che potrebbe essere originato da cause molteplici e coinvolgere diverse specialità mediche. In questo senso, sarebbe più corretto parlare delle alitosi al plurale.

Una questione che incide sulla qualità di vita.

Anche se il termine medico alitosi è relativamente recente, si tratta di una delle patologie più antiche e con più forte impatto sui rapporti sociali. La consapevolezza di soffrire di alitosi o alito cattivo ha conseguenze psicologiche, con manifestazioni comportamentali visibili come l’atto di coprirsi la bocca mentre si parla, mantenere una maggior distanza interpersonale o evitare i rapporti sociali.

Questo succede perché il semplice atto di odorare è pervaso da un’importante carica emozionale, e può portare all’avvicinamento o al rifiuto; o anche stimolare la memoria. La percezione di un alito sgradevole, in genere, provoca un aumento immediato di emozioni negative, come irritabilità, malessere, nervosismo e agitazione.

L’alitosi come spia di una patologia soggiacente.

L’alito umano (incluso quello che è considerato normale) è un gas dalla composizione complessa. Gli scienziati vi hanno reperito vari composti volatili e hanno constatato che un campione di aria espirata può contenere più di 200 composti di natura diversa. Sono svariati i fattori che determinano la presenza…

…di questi composti nell’alito, in particolare lo stato di salute, la condizione fisica, l’esistenza di patologie, l’alimentazione, eventuali farmaci che si assumono, i fattori ambientali e lo stile di vita. Di conseguenza, la presenza di alito cattivo è un indicatore di un’attività batterica anormale o di un meccanismo fisiologico alterato.

Il rilevamento e l’identificazione della sua origine possono essere importanti nella diagnosi precoce di alcune malattie. Per esempio, una parodontite non curata può portare alla perdita prematura dei denti. Per questo è importante sensibilizzare le persone sulla patologia, in modo che possa essere individuata dal paziente stesso o da terzi, dato che la presenza costante di alito cattivo è la spia di qualcosa che non sta funzionando nel modo corretto.

Alito cattivo: le cause più comuni

Un rapporto pubblicato dall’Istituto dell’Alito nel 2010 ha confermato che circa il 60% delle cause che scatenano l’alitosi ha origine in bocca. Le cause extraorali (che coinvolgono l’apparato respiratorio, il tubo digerente oppure quelle di origine sistemica) sono, invece, responsabili del circa 17% dei casi. La diagnosi delle cause extraorali, in particolare, è quasi sempre molto complessa e richiede l’uso di alta tecnologia. Per questo motivo, si raccomanda al paziente di ricorrere sempre a una visita specializzata in alitosi.

Il 23% delle restanti cause riguarda pazienti a cui, nonostante abbiano richiesto una cura per combattere l’alitosi, non è stata diagnosticata un’alitosi reale. Alcune condizioni di salute, come la diminuzione della secrezione salivare, i problemi di digestione, lo stress e/o l’ansia, spesso provocano sensazioni gustative percepite come sensazioni olfattive e inducono la persona a credere di soffrire di alitosi.

Rompere il tabù

Si ritiene che circa il 20% della popolazione possa soffrire abitualmente di alito cattivo, indipendentemente da genere, età, classe sociale; e che la metà dei cittadini abbia sentito, almeno una volta, una certa preoccupazione per lo stato del proprio alito. Tuttavia, e nonostante la crescente importanza attribuita a livello sociale a questo problema, in special modo per il grave impatto che ha sulla qualità della vita delle persone affette, vi è ancora una diffusa disinformazione.

Inoltre, è comune parlare di alito cattivo con toni scherzosi, essendo un facile bersaglio di qualsiasi tipo di scherzo o presa in giro. Il fatto che molte persone si preoccupino spesso del proprio alito e non osino parlarne apertamente mette in evidenza come si stia trattando questa malattia nella nostra società.

Se una persona che conosciamo soffre di alitosi, dobbiamo dirglielo?

Senza ombra di dubbio, la risposta è sì. È sorprendente vedere come i colleghi di lavoro e gli amici più intimi delle persone che soffrono di alitosi preferiscano non affrontare l’argomento e mantenere il silenzio. Quando gli si chiede il perché di quest’attitudine, si difendono ribattendo che si tratta di un problema molto delicato e che non si sentono capaci di parlarne apertamente.

Quando questa informazione viene comunicata con un sentimento di sincera preoccupazione e tatto, le persone che soffrono di alitosi valorizzano molto il fatto di essere state avvertite. I pazienti che ricorrono alle visite dell’alito, quando raccontano del momento in cui si sono resi conto di soffrire di alitosi, di solito mostrano una vera e propria riconoscenza verso la persona che li ha informati.

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