Loading...
//Esiste una cura per l’alitosi o alito cattivo?
Esiste una cura per l’alitosi o alito cattivo? 2017-12-28T22:26:26+00:00

dottore-jonas-nunes-alito

Le 13 domande più frequenti sull’alito cattivo.

Il Dottore Jonas Nunes, esperto riconosciuto di alitosi e direttore dell’Istituto dell’Alito, risponde alle domande più comuni sul tema dell’alito.

01. Esiste una cura per l’alitosi o alito cattivo?

Credo che si stia usando la parola “cura”, associandola al concetto di alitosi, in modo abusivo. Per sviluppare quest’idea, cito per prima cosa il tasso di successo del protocollo clinico che utilizziamo all’Istituto dell’Alito: raggiunge quasi il 97%. È, fino a oggi, il più elevato ed è comprovato dalle istituzioni accademiche.

Questo significa che su 100 pazienti che ricorrono alle nostre visite, almeno 96 smettono di manifestare alito cattivo (in modo completo) dopo il trattamento. Del restante 4%, alcuni migliorano parzialmente e altri non migliorano. Sono risultati molto positivi, visto che stiamo parlando di pazienti che arrivano all’Istituto dell’Alito dopo aver consultato tantissimi altri professionisti della salute, nella convinzione che il loro caso non avesse soluzione e dopo aver provato varie alternative (quindi pazienti con un’igiene orale ottima e per i quali le cause dell’alitosi non sono evidenti).

I criteri utilizzati nello studio che valuta il tasso di successo del nostro trattamento esigono una tripla conferma per stabilire l’eliminazione dell’alitosi: la conferma dei familiari, quella degli esaminatori o “giudici dell’odore” e quella degli strumenti progettati appositamente per misurare il cattivo odore (gascromatografia).

“La parola “cura” associata al concetto di alitosi è quindi usata in modo abusivo.”

Riguardo al tasso di successo (96,6%), nella maggior parte di questi casi si considera che ci sia stata una vera e propria cura (secondo il significato che io attribuisco alla parola “cura”, quindi, se il paziente non ha più manifestato alito cattivo né ha avuto bisogno di assistenza speciale per un lungo periodo di tempo). La cura avviene, per esempio, nei casi molto gravi di alitosi dovuti ad amigdaliti con tonsilloliti croniche. Dopo l’eliminazione chirurgica del focolaio di infezione (cripte tonsillari), il paziente smette di produrre tonsilloliti e, di conseguenza, si elimina l’alito cattivo. Tuttavia, in altri casi, anche se avviene la remissione dell’alito cattivo, sarebbe poco rigoroso considerare i pazienti “curati” e quindi “guariti”. Un esempio è dato dai casi di iposalivazione (secchezza delle fauci).

Grazie a certe terapie e per un certo periodo di tempo, si riesce ad aumentare la funzione salivare (per esempio attraverso l’assunzione regolare di farmaci colinergici). Tuttavia, ciò non significa che, vent’anni dopo, il paziente non abbia bisogno di ripetere il trattamento per qualche altro mese (visto che le recidive – della diminuzione del flusso salivare – avvengono, per alcune persone, anche molti anni dopo il trattamento). Considererò, quindi, il paziente curato, guarito (visto che non ha mai più manifestato alitosi), ma il suo caso non sarà “chiuso” (potrà avere bisogno di altre cure, anni dopo). Per questo motivo dico che la parola cura, in questi casi, è usata in modo abusivo.

Il fatto di essere “sottoposto a un trattamento” non significa dipendere da prodotti volti soltanto a nascondere l’odore (collutori o gomme da masticare al gusto/odore di menta o altri gusti/odori simili); che oltretutto hanno un effetto piuttosto effimero. Questa situazione non può essere considerata un successo clinico (e ancora meno può significare essere stati curati, o guariti). Il panorama della pubblicità attuale che favorisce l’abuso della parola “cura” a livello commerciale mi pare poco etico. In molti casi, quello che si offre non è una cura, ma un contratto di dipendenza per tutta la vita da collutori o altri prodotti che mascherano l’odore (visto che l’effetto è a breve termine e la persona ha sempre bisogno di usare questi prodotti varie volte al giorno).

Domanda successiva

Conosci il tuo alito.

Sapevi che potresti soffrire di alito cattivo senza saperlo? Molte persone soffrono abitualmente di alitosi o alito cattivo, indipendentemente da genere, età e clase sociale. Inoltre, l’alitosi può provocare effetti sull’autostima, arrivando a convertirsi in un fattore di discriminazione ed esclusione sociale.

Per chiarire ogni dubio, ti invitiamo a realizzare il nostro questionario online, e scopri inmediatamente il risultato.