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Miti e verità sull’alito cattivo 2017-12-11T08:47:04+00:00

Miti e verità sull’alito cattivo.

Esiste ancora una forte ignoranza sull’alitosi. La maggioranza delle persone mantiene ancora interiorizzate le proprie credenze sull’alito cattivo: in alcuni casi si tratta di miti infondati, e in altri, di fatti o verità. Ti invitiamo a riconsiderare alcune delle credenze più comuni.

“I problemi digestivi sono spesso causa di alitosi”
Mito o verità?

Mito
Nonostante la frequente credenza che l’alito cattivo sia dovuto a disturbi di digestione, alcuni studi recenti hanno rivelato che soltanto il 3% dei casi di alitosi ha origine nello stomaco.

“L’alito cattivo provocato da alcuni alimenti come l’aglio o la cipolla può restare per più di sei ore”.
Mito o verità?

Verità
Qualche ora dopo l’ingerimento, i composti di cattivo odore contenuti in alimenti forti come l’aglio o la cipolla vengono assorbiti dall’intestino, passano nel sangue e si volatilizzano attraverso gli alveoli polmonari. L’alito cattivo può durare, in questo caso, più di sei ore.

“La carie dentaria è spesso causa di alitosi”
Mito o verità?

Mito
Di solito nel momento in cui una persona prende coscienza di soffrire di alitosi decide di consultare un dentista per individuare possibili carie. Tuttavia, i trattamenti contro le carie non hanno nessun effetto benefico contro l’alitosi.

“Le persone che fumano soffrono più di alito cattivo rispetto alle persone non fumatrici”
Mito o verità?

Mito
Non ci sono grandi differenze fra l’alito delle persone non fumatrici e quelle fumatrici, una volta trascorse due ore dall’ultima sigaretta. Nonostante ciò, il tabagismo è un fattore di rischio per le malattie associate all’alitosi, come la malattia parodontale.

“La mestruazione può provocare l’alito cattivo”.
Mito o verità?

Verità
Durante la mestruazione, i composti del cattivo odore, derivanti dalla scomposizione del sangue vengono assorbiti dalla mucosa vaginale ed entrano nella corrente sanguigna per essere poi espulsi con l’aria espirata.

“Lo stress può provocare l’alito cattivo”.
Mito o verità?

Verità
Quasi il 15% dei pazienti affermano di rilevare un aggravarsi dell’alitosi in situazioni di stress. Si deve all’influenza del sistema nervoso nella diminuzione della secrezione salivare, che a sua volta intacca il rinnovamento e la funzione di pulizia della saliva.

“L’alito cattivo può trasmettersi attraverso il contagio, per esempio attraverso un bacio”.
Mito o verità?

Mito
Nonostante sia difficile dimostrarlo, al giorno d’oggi non sono stati riportati casi di alitosi derivanti da una trasmissione per contagio.

“La maggioranza delle persone che hanno l’alito cattivo, lo sanno”.
Mito o verità?

Mito
Le persone che hanno un’alitosi vera, o rilevata da altre persone, spesso non la notano per fenomeni di affaticamento olfattivo (sono abituate al proprio odore).

“Annusare la propria saliva è un modo affidabile di confermare la presenza di alitosi”.
Mito o verità?

Mito
Non esiste nessuna associazione tra l’odore percepito dalla persona stessa in queste situazioni e l’esistenza di alitosi. Una persona può avere l’alito cattivo e non rendersene conto; e viceversa.

“Lavarsi i denti più di quattro volte al giorno previene il manifestarsi dell’alitosi”.
Mito o verità?

Mito
Un lavaggio dei denti ogni otto ore (sempre che sia efficace ed elimini la placca batterica) è sufficiente per controllare la produzione di cattivo odore. Se si manifesta l’alitosi in questo periodo è dovuto al fatto che esiste una patologia soggiacente.

“Esistono strumenti che diagnosticano l’alitosi”.
Mito o verità?

Realtà
Nei centri specializzati in alitosi si usano strumenti capaci di identificare in modo preciso un’ampia gamma di composti e misurare la loro concentrazione. Questi dispositivi permettono di ottenere campioni di aria espirata, dalla bocca o dal naso, per la loro successiva analisi.

“In alcuni casi, l’alitosi può avere una componente ereditaria”.
Mito o verità?

Realtà
Nonostante non ci siano geni specifici dell’alitosi e nonostante la stragrande maggioranza delle condizioni che favoriscono il suo manifestarsi non abbiano un fattore ereditario, esistono eccezioni. La rinite allergica e il diabete sono esempi di patologie di componenti ereditari associati all’alitosi.

“Quando i professionisti della salute rilevano la presenza di alitosi, sono soliti comunicarlo ai loro pazienti”
Mito o verità?

Mito
I professionisti della salute adducono come motivi fondamentali per non informare i propri pazienti, da un lato, il timore di una reazione negativa, e dall’altro, la mancanza di competenze mediche per affrontare questa patologia in modo efficace.

“Nella maggioranza dei casi, l’alitosi non ha una soluzione medica”
Mito o verità?

Mito
Un centro specializzato in alitosi, dotato di tecnologia di diagnosi, munito di protocolli clinici scientificamente fondati e con professionisti esperienti può ottenere tassi di successo molto elevati nel trattamento dell’alitosi.