//Alitosi, una malattia con profondi effetti sull’autostima

Alitosi, una malattia con profondi effetti sull’autostima

Negli ultimi anni si é comprovato che l’alitosi provoca un forte impatto nell’autostima e nella fiducia in sé stessi di chi la soffre, essendo un fattore che puó provocare stress ed ansietá.

Si calcola che il 20% della popolazione spagnola soffre di alitosi o mal alito in modo abituale, indipendentemente dal sesso, etá o classe sociale; e che la metá dei cittadini si é sentita in qualche momento preoccupata per la condizione del suo alito.

Si calcola che il 20% della popolazione spagnola soffre di alitosi o mal alito in modo abituale, indipendentemente dal sesso, etá o classe sociale; e che la metá dei cittadini si é sentita in qualche momento preoccupata per la condizione del suo alito. Nonostante la crescente importanza che la popolazione attribuisce a questo tema, specialmente per il grave impatto nella qualitá di vita delle persone che ne soffrono e le consequenze sociali che ne derivano, esiste una grave disinformazione su questa malattia.

Negli ultimi anni si é comprovato che l’alitosi provoca un forte impatto nell’autostima e nella fiducia in sé stessi di chi la soffre, essendo un fattore che provoca stress ed ansietá contuini. “ Il modo in cui l’alitosi danneggia psicologicamente chi la soffre ha sorpreso tanto gli specialisti della sanitá come ai familiari dei pazienti”, spiega il dottor Jonas Nunes, uno dei pochi ricercatori dell’alito umano di livello internazionale che dirige l’Unitá dell’Alitosi a Milano (Columbus Clinic Center) ed a Roma (European Hospital).

“Di fatti, essere coscienti di soffrire di mal alito provoca conseguenze a livello psicologico, alcuni delle quali possono essere gravi, con manifestazioni evidenti nel comportamento: gesti come coprirsi la bocca quando si parla, mantenere una maggior distanza interpersonale o evitare le relazioni social. Incluso esistono testimonianze di suicidio, la cui causa é stata attribuita alla disperazione di soffrire di mal alito, nonostante questo possa essere messo in discussione.

“I racconti dei pazienti che si recano alle consulenze per l’alito – continua il dottor Nunes – hanno condotto a numerosi studi nel panorama internazionale”. Uno di questi, realizzato in Ungheria nel 2006, ha ottenuto risultati sorprendenti, arrivando alla conclusione  che l’alitosi é la condizione collegata alla bocca che provoca il maggior impatto negativo sulla qualitá di vita di una persona. I ricercatori dimostrarono che quest’impatto superava quello causato da altri problema di salute orale, come per esempio la mancanza di denti, l’uso di protesi dentali mobili (dentiere) o dolore nell’articolazione temporo mandibolare.

Trattieni il respiro

Un altra ricerca svolta nel laboratorio di psicología del ISCTE – Istituto Universitario di Lisbona-, nel 2010, dimostraró che il semplice fatto di credere di tener mal alito provoca un effetto inmediato sul grado di felicitá; nelle emozioni e nel comportamento di una persona senza precedenti di alitosi. Senza sapere di essere oggetto di studio, circa 100 alunni volontari ( la grande maggioranza senza precedenti di alitosi ) si sottomessero ad un’esame gratuito del loro alito.

Alcuni alunni furono ingannati a proposito comunicando loro che i risultati preliminari dei test indicavano che soffrivano di alitosi. Mentre aspettavano i risultati definitivi, questi alunni furono invitati a participare ad un’attivitá di gruppo, in cui una giuria potette osservare e registrare come si comportavano fra di loro. Alla fine, furono fatte prove psicologiche a tutti gli alunni.

Comparando i due gruppi, si potette verificare che gli alunni che erano stati deliberatamente diagnosticati con alitosi mostravano una maggior presenza e frequenza di emozioni negative ( turbamenti, nerviosismo, agitazione, per esempio). Inoltre, durante un’attivitá in cui dovevamo interagire in gruppo, coloro che credevano di soffrire di alitosi si misero ad una maggior distanza física  dagli altri ( in media, due metri piú lontano dagli alunni “senza alitosi”), per evitare il contatto. Nei questionari realizzati alla fine della prova, ammisero di aver avuto certi comportamenti per evitare che la loro alitosi fosse scoperta dai compagni: si comunicarono spesso con gesti o segnali, le respirazioni furono piú corte, masticarono chewing gum ed incluso fumarono.

Quando si sveló agli alunni  che l’attivitá era un’esperimento, immediatamente i parametri influenzati precedentemente tornarono alla normalitá: livello di felicitá, emozioni e comportamento.

In altri studi svolti dall’Istituto dell’Alito (*) si sono potuti stabilire gli effetti a lungo termine che si producono quando si é coscienti di soffrire di alitosi giá da lungo tempo. Questi effetti si possono classificare in 5 livelli, secondo il loro impatto sulla vita del paziente:

Livello 0

  • Non presenta alterazioni del comportamento.

Livello 1

  • Parla a certa distanza
  • Mantiene  la testa piú alta del normale
  • Usa frequentemente chewing gum
  • Ha l’abitudine di coprirsi la bocca con la mano.

Livello 2

  • Evita parlare molto
  • Nelle riunioni o nei lavori in gruppo non esprime la sua opinione
  • Ha una parziale dipendenza dai prodotti che promettono eliminare l’odore della bocca: chewing gum, sigarette , colluttori e spray orali.
  • Non parla in luoghi chiusi ( in ambienti molto piccoli o nei mezzi pubblici, per esempio)
  • Presenta alterazioni fonetiche, minor ampiezza dell’apertura della bocca ed un timbro di voce piú grave
  • Manifesta alterazioni nella respirazione: evita espirazioni lunghe ed incoscientemente  acquisisce uno schema di respirazione piú corto e superiore/intercostale.
  • Presenta poca fiducia in sé stesso.

Livello 3

  • Presenta fobia sociale: evita uscire di casa e mantenere qualsiasi contatto intimo
  • Non guarda negli occhi l’interlocutore; distoglie spesso lo sguardo mentre parla
  • Non si concentra ( p.e.: mentre espone una pensamento complesso, pensa che il suo interlocutore sta percependo il mal alito e perde il filo della conversazione)
  • É totalmente dipendente dai prodotti che promettono eliminare l’odore della bocca: chewing gum, sigarette , collutori spray orali.
  • Dimostra insicurezza
  • Sente pena di sé stesso
  • E´pessimista.

Livello 4

  • Manifesta ansietá e depressione croniche
  • Soffre di attacchi di panico
  • Presenta tendenza suicida.

 (*)Fonti: Istituto dell’Alito

I livelli 1 e 2 sono caratteristici della gran maggioraza dei pazienti che decidono trattare la loro alitosi. Gli ultimi due livelli, che corrispondono ai casi piú drammatici, non sono abituali, nonostante queste caratteristiche possano apparire rapidamente.

Odore ed emozioni

Il semplice atto di sentire un odore é collegato ad una enorme carica emozionale che puó suscitare approvazione o repulsione, e persino stimolare la memoria. Secondo il dottor Jonas Nunes, “ l’olfatto é considerato non solamente l’organo dei sensi piú emozionale ma anche il piú complesso, dovuto all’elevata variabilitá di risposte emozionali che gli odori provocano negli esseri umani. Percepire un alito sgradevole in generale produce un aumento delle emozioni negative, come irritabilitá, malestare, nerviosismo ed agitazione.

Recenti pubblicazioni nel campo della neuroimmagine spiegano la stretta relazione fra l’olfatto e le emozioni come risultato della sovrapposizione dei sistemi neuronali, visto che il senso dell’olfatto e le emozioni si trovano nella stessa area del sistema nervioso centrale ( sistema limbico ). “ La struttura limbica che é determinante nell’interazione con il centro olfattivo é la tonsilla cerebellare,  luogo in cui si processano le emozioni”, continua a spiegare lo specialista.

Alcune delle recenti scoperte hanno dimostrato chiaramente che questa tonsilla é stimolata dalla percezione di un odore, e che gli stimoli olfattivi ( positivi o negativi ) influiscono nelle emozioni collegate alla memoria, al linguaggio, alla percezione spaziale ed al temperamento. Inevitabilmente, nel contesto sociale, gli odori, le emozioni, l’immagine del corpo e le relazioni interagiscono in modo dinamico e constante durante tutta la nostra vita. In questo contesto, -conculde il dottore- l’alitosi é un fattore determinante”.

Pioniere nel trattamento medica dell’alitosi

L’Istituto dell’Alito é il primo centro specializzato nella ricerca sull’alito umano. Coopera con specialisti di distinte aree della medicina e della psicologia con i quali comparte un obbiettivo comune: il trattamento medico dell’alitosi prendendo in considerazione le piú di 70 cause che la possono provocare.

Il suo contributo scientifico consiste nello sviluppo di un innovativo protocollo medico, il protocollo HCP Arthyaga®, ampiamente riconosciuto da esperti internazionali e, ancor piú importante, avallato dal crescente numero di pazienti soddisfatti. Come pioniere nel trattamento dell’alitosi, il dotttor Nunes lavora per migliorare la qualitá di vita dei pazienti, dedicandosi alla ricerca scientifica e promovendo che l’alitosi sia una malattia riconosciuta e compresa.

Se si desidera approfondire queste infomazioni puó rivolgersi a:

By | 2019-01-21T10:05:08+00:00 gennaio 21st, 2019|Notizie alito|